giovedì 5 giugno 2008

Riforme in Italia (parte 1/2)










The Economist, 29.5.08

Il governo populista si batterá per portare avanti cambi di cui si ha davvero bisogno

[articolo originale qui]

Dopo la chiara vittoria il mese scorso, la coalizione di centro-destra di Silvio Berlusconi non avrà scuse per non far passare le legislazioni più urgenti per risollevare l'economia italiana in crisi e per migliorare l'efficienza delle istituzioni e della pubblica ammministrazione. Ma, date le tendenze populiste del suo leader e la probabilità che le divisioni nella sua coalizione vengano a galla, le speranze in un cambiamento radicale della politica economica che migliori drasticamente la crescita italiana ed i suoi conti pubblici sono verosimilmente da considerasi infondate.

In ascesa

La coalizione di Berlusconi fu supportata da circa il 47% dei votanti alle elezioni generali tra il 13 ed il 14 Aprile, rispetto al 38% del centro-sinistra. Questo gli concede una solida maggioranza in entrambe le camere, con 174 su 315 seggi al Senato e 344 su 630 alla Camera dei Deputati. L'alleanza di Berlusconi, che include meno partiti rispetto al suo passato governo 2001-06, consiste nel Popolo della Libertà(PDL) - il quale comprende il parto Forza Italia (FI), Alleanza Nazionale (AN), partito di destra di Gianfranco Fini, e alcuni piccoli gruppi politici - i partiti federalisti Lega Nord e Movimento per l'Autonomia.

La maggior sfida politica del governo sarà fare aumentare l'attività economica senza fare marcia indietro sul recente miglioramento dell'economia italiana. Questo sarà difficile. Un periodo di solida crescita economica e un freno alle evasioni fiscali negli ultimi anni avevano aiutato a ridurre il deficit dal 4.2% del PIL nel 2005 al 1,9% nel 2007, e l'incremento del rapporto debito pubblico/PIL nel 2005-06 era stato invertito l'anno scorso per la prima volta in dieci anni. Tuttavia, il nuovo ministro della economia, Giulio Tremonti, ha recentemente dichiarato che, con il netto rallentamento economico, i dati sulle entrate dalle tasse hanno già preso una svolta negativa.

Con un pacchetto di tagli alle tasse che verrá annunciato presto, per continuare il recente processo di consolidamento fiscale sarà richiesto un controllo rigido della crescita della spesa: questo sembrerebbe difficile, dati i piani di grosse spese del governo e gli ostacoli politici ed amministrativi per i tagli agli sprechi, specialmente per quanto riguarda le spese delle regioni nel settore sanitá. Con i pagamenti degli interessi sul debito pubblico italiano che dovrebbero salire ancora e un generale indebolimento dell'economia, c'é il rischio che il deficit possa sorpassare la soglia del tetto del 3% per i paesi della zona euro nel 2009.


Ridurre la pressione

In capo alla lista della nuova coalizione ci sono misure per supportare i redditi dei nuclei famliari, ridurre la pressione fiscale, e concedere facoltá di alzare le tasse a comuni, province e regioni. La crescita della pressione fiscale negli ultimi anni, a cui é corrisposto solo un modesto aumento nei salari, e più recentemente l'erosione delle capacitá finanziarie delle famiglie dovuta alle fluttuazioni dei prezzi dell'energia, era probabilmente la più importante ragione per cui il governo di centro-sinistra ha perso le elezioni di Aprile. Oltre alla diminuzione del consenso per l'amministrazione anteriore, la costante discesa del potere d'acquisto delle famiglie ha iniziato a scoraggiare la crescita del consumo privato, in un momento in cui stanno peggiorando anche le condizioni economiche esterne.

Il Governo è ora al lavoro per la scrittura del pacchetto legislativo che includerà il suo obiettivo di tagliare le tasse sulle ore di straordinario. Il progetto portato a sindacati e lavoratori dipendenti italiani prevede una aliquota del 10% sugli straordinari fino ad un massimo di 3 mila euro per i lavoratori dipendenti. I sindacati preferirebbero una piu' generale riduzione delle tasse su salari e pensioni, mentre i lavoratori dipendenti hanno fortemente avallato il progetto in quanto dovrebbe aumentare la flessibilità e diminuire il costo del lavoro. I critici sostengono che tutto cio' aumenterà l'evasione fiscale, in quanto i lavoratori dipendenti, specialmente quelli delle numerose piccole imprese italiane, potranno semplicemente camuffare gli aumenti di stipendio da ore di straordinari (l'introduzione della detassazione per gli straordinari in Francia ha visto risultati contrastanti: il miglioramento per le compagnie è stato alto, ma l'impatto sulla produttività e i guadagni effettivi sono meno chiari). Il costo delle misure, che saranno inizialmente applicate in via sperimentale tra giugno e dicembre, è stimato attorno al miliardo di euro.

Il Governo inoltre pensa di abolire l'impopolare tassa sulla proprietà ICI, sulla prima casa. L'abolizione di tale tassa, che è una delle principali risorse economiche dei comuni, costerebbe all'incirca sui miliardi di euro, e dovrebbe essere controbilanciata da trasferimenti di fondi dallo stato centrale. Il Governo progetta di coprire il costo diminuendo le riduzioni fiscali a banche e compagnie assicurative. I cambiamenti saranno presentati come un decreto legge, che diventerebbe legge immediatamente, di modo che la riforma possa essere applicata prima del 16 giugno, quando scadono i termini di pagamento parziali delle tasse.

Entrambe queste misure hanno l'obiettivo di una iniezione di fiducia in un momento in cui nubi tempestose gravano sull'economia. Ma nel complesso le proposte sono onestamente limitate nel raggio d'azione - aggiungere un possibile 0,2% alla crescita del PIL - con una larga parte di popolazione già esente dall'ICI e con la questione straordinari limitata a lavoratori che guadagnano meno di 35 mila euro all'anno.

(..continua..)

(si ringraziano Francesco B. per la traduzione, e Pina T. per la segnalazione)

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